CEMA: l’archeofuturo a Noventa di Piave

Rubrica d'attualità a cura di Chiara Collizzolli

Chi conosce la zona, sa di cosa parlo: la luce di quella terra che dalla riviera del Brenta va fino al confine con il Friuli ha una qualità particolare.DSC_1 Se ne sono accorti anche in pubblica amministrazione,  tra funzionari di solito restii a voli pindarici, visto che per esempio Treviso è stata battezzata città “tra la terra e il cielo”.

Ed è vero, e non solo a livello atmosferico-meteorologico. In realtà, l’anima del Veneto orientale, tanto terragna e attaccata alle cose più concrete, al fare, all’accumulare, alla “roba”, per dirla alla Verga, quanto proiettata verso l’estetica, l’ultramoderno, l’high-tech, sembrerebbe un po’ un ossimoro.

Lo “sceriffo” Gentilini sindaco della leggiadra, elegante, acquatica Treviso, così ben restaurata da sembrare un regalo appena scartato dalla confezione.

Le aeree ville tiepolesche che vanno a confondersi con gli ecomostri del polo chimico di Marghera.DSC_12

Le romantiche valli della laguna di Venezia che confinano con la massiccia cementificazione della commerciale Jesolo.

In tutto questo, la collocazione di un museo archeologico in un outlet, tempio moderno consacrato alle firme dell’alta moda a prezzi di saldo, appare assolutamente logica e in linea con lo spirito dei luoghi.

Tra l’altro, anche a me, che sono una delle poche donne refrattarie allo shopping, l’outlet di Noventa di Piave non si imprime come uno di quei luoghi stranianti e frastornanti quali sono di solito i centri commerciali.DSC_4 È invece misteriosamente riposante e piacevole passeggiare nei suoi viali appena un po’ kitch, che riproducono, con tanto di timpano, le ville venete in cartongesso. E i prezzi delle grandi firme, last but not least, sono davvero di saldo, dal 50 al 70 per cento in meno. Ovviamente, tutte le indicazioni sono in italiano e in alfabeto cirillico.

Percorrendo i viali ben segnati a ogni corner da provvidenziali mappe, arrivo in piazzetta della Gondola, dove appunto una gondola a secco campeggia nel centro, protetta da transenne che impediscono ai bambini di sedersi negli allettanti divanetti di velluto scarlatto.DSC_3 L’entrata del museo multimediale si confonde con le vetrine dei vari negozi monomarca,  e si deve entrare per capire che si tratta di qualcosa di diverso.

Il museo non contiene reperti veri e propri, a parte la collana in perline di vetro di Murano appartenuta a una dama rinascimentale. Ma grazie ad avveniristici strumenti multimediali, si possono ammirare in modo dinamico e molto divertente tutti i reperti dei maggiori siti archeologici delle zone che vanno da Este a Portogruaro. Un gesto del braccio sotto un arco, un tocco del dito su di uno schermo, addirittura il calpestare una proiezione multisensoriale sul pavimento, e appaiono meraviglie: pavimenti a mosaico, monili, vasellame, vetri e statue, tesori di tempi che vanno dai misteriosi paleoveneti al basso medioevo, passando per Roma, Bisanzio, l’arte rozza e potente delle dominazioni barbariche, la spiritualità austera dell’alto medioevo, quella eterea e quasi fiabesca dell’età gotica.

DSC_10Epoche che si sono susseguite lasciando il ricordo di sé, spesso, stratificato, una sull’altra, nello stesso sito. Il tempio della divinità paleoveneta che lascia il posto a quello romano, su cui poi sembrano quasi darsi il cambio in un’ipotetica staffetta della spiritualità la chiesa proto cristiana, e poi quelle bizantina, romanica e gotica. Ma l’impressione maggiore forse la lasciano i reperti civili: e non solo a me, tanto è vero che scopro che il dettaglio che più mi ha colpito è quello che poi compare sui depliant che pubblicizzano il museo. Si tratta del particolare del pavimento di una villa romana; non una villa importante, semmai una domus piuttosto rustica, la casa padronale di medi possidenti del luogo. Ma il mosaico bicolore, che riproduce un gioco di cornici, che creano un particolare effetto ottico, è di una modernità e di una raffinatezza sorprendenti.DSC_5

E anche qui si ritrova l’ossimoro che sembra un po’ il leit motiv di queste terre: concretezza e astrazione, rusticità e raffinatezza, valori pratici, terragni, che si fondono con aspirazioni alla modernità e all’eleganza più rarefatta.

Nel momento in cui visito il sito, accanto alla storia antica, sintetizzata in un’attigua temporanea un pezzo di storia più recente, ma altrettanto sacra per questi luoghi: il Piave e la prima guerra mondiale, visti attraverso gli occhi di un diciannovenne e bellissimo Hemingway. Il viso dai lineamenti angelici del giovane soldato volontario un po’ sorprende, abituati alla solita iconografia di un Papa cinquantenne piacente, dalla pelle arrostita dal sole e la figura robusta rivestita da giacche di tweed o da sahariane kaki.

La prima figura, dagli occhi limpidi,  parla di un’ecatombe di soldati nelle squallide trincee, fedelmente ricostruite in museo con oggetti dell’epoca. La seconda, molto più mondana, riporta l’Hemingway più familiare, il Papa con il sigaro e la bottiglia di distillato di gran pregio, seduto ai tavoli dell’Harry’s bar o del Posta di Cortina, in compagnia di qualche giovanissima aristocratica adorante, oppure con il suo grande amico, il conte Keckler di Fossalta di Piave, a cacciare volatili “in botte”, DSC_2372o tra i pini della spiaggia di Lignano, a decidere la prima delle innumerevoli, cementificanti lottizzazioni che si susseguiranno negli anni a venire. E poi, in un’altra stanza, il suo scrittoio, con accanto una poltrona in cuoio, e ancora dediche, foto, perfino un assegno, mai riscosso, con cui comprava una casa al mare, a Lignano. Tocchi leggeri, di una vita privilegiata, baciata da tutte quelle gioie così profondamente umane, l’immenso talento, il premio Nobel, le ammiratrici adoranti, la ricchezza, il successo. Eppure tutto questo non gli impedì, a sessantadue anni, di infilarsi in bocca, una mattina, la canna di uno dei suoi tanti fucili da caccia. E premere il grilletto.

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L’idea di un Centro Espositivo Multimediale dell’Archeologia del Veneto, presso il Veneto Designer Outlet di Noventa di Piave, è nata nel corso della prima riunione, ormai due anni fa, tra l’Amministrazione Comunale di Noventa di Piave, il management BMG e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Il progetto è stato realizzato da Cultour Active di Treviso.