Paula Metallo: artista glocale a Coldigioco

Simone Saccomani

Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell’infinito.

L’artista statunitense Paula Metallo è originaria di Syracuse, New York, ma da molti anni vive e lavora a Coldigioco, il centro indipendente di ricerca e formazione in geologia ed arte, situato nell’interno della regione Marche, in un paesaggio rurale che evoca pace, bellezza e senso di comunità.

In questo contesto tranquillo e stimolante al tempo stesso Paula Metallo si è confrontata con diversi stili, materiali e tecniche artistiche. Una delle prime e più originali ricerche ha riguardato la rappresentazione dell’intero e del buco (the whole and the hole), dipingendo dei coprisedili igienici per wc. Noi tutti parliamo di buchi, li contiamo, li descriviamo e li misuriamo. Le rappresentazioni spaziali tra oggetti che ci circondano nel nostro microcosmo, le loro proprietà spaziali sono un soggetto di ricerca privilegiato per le scienze cognitive che intendano rappresentare fedelmente le competenze degli agenti umani.

1 Si hanno determinati atteggiamenti perché si crede di essersi imbattuti in un buco, perché si vuole scavare un buco, passare attraverso un buco, balzare al di là di un buco, uscire da un buco, o nascondervisi dentro. I buchi sono qualcosa su cui ragioniamo comunemente e – come tanti altri oggetti, fra cui per esempio i tavoli, le pietre, le gocce d’olio – sembrano indispensabili nella spiegazione di certe interazioni causali. Gran parte del nostro comportamento è rappresentabile in termini spaziali e ne controlliamo lo svolgimento attraverso un sistema percettivo sofisticato che dispone di una rappresentazione spaziale per il riconoscimento delle forme.

2 Persino la distinzione di senso comune fra dentro e fuori, fra interno ed esterno, è legata in qualche misura alla nozione di buco.

3 Nella ricerca di Paula Metallo emerge chiaramente questo senso di dentro fuori, di un dualismo tra la parte mancante ed il tutto; l’artista ha la capacità di far entrare i buchi nel mondo dello spettatore con la massima naturalezza, riuscendo a collocarli spazio-temporalmente e spostando l’attenzione dall’oggetto ospite al possibile riempimento dell’oggetto stesso. Ciò avviene anche nei quadri ed in altre opere in plastica, pietre o in altri materiali, prendendo spunto dalle fotografie che venivano scartate bucandole. Il buco diventa così un punto di luce, una fessura che, come corpo ideale, si adatta perfettamente all’ospite. In questa visione le proprietà topologiche del riempimento e le sue interazioni con l’oggetto ospite divengono essenziali per la comprensione dei buchi e del loro significato estetico. questi lavori hanno la caratteristica di rappresentare a livello fisico ed artistico la rappresentazione di un ragionamento strutturale riferito ad un dominio costituito da regioni di spazio, ma al tempo stesso di individui, di figure umane residenti in regioni di spazio.

Ai buchi viene conferita una piena dignità individuale in quanto l’oggetto o la persona rappresentate da Paula Metallo sono, pur nella loro apparente immaterialità, totalmente connessi con esso. A tratti il buco si restringe ai lati per lasciare posto all’oggetto, in altre situazioni invece il buco è un focus che assume una valenza di centralità.

Un altro tema molto interessante su cui si è focalizzata la ricerca di Paula Metallo è rappresentato dalla ricerca sul biroccio, dal latino birotium o bi-roteus, a due ruote. Il biroccio è un carro a due ruote tipico delle regioni del centro Italia che veniva trainato normalmente da due buoi ed è un elemento importante del folklore e delle tradizioni contadine marchigiane.
L’artista, partendo dal noto proverbio mogli e buoi dei paesi tuoi, ha rivisitato in chiave artistica e poetica la tradizione patriarcale volta a tenere assieme il luogo di origine, la terra, il lavoro e la famiglia. Paula Metallo esercita lo sguardo di artista con una visione internazionale ma, al contempo, locale; è molto legata al territorio marchigiano, caratterizzato da una consolidata tradizione contadina e ricco di pregevoli esperienze artistiche.

L’artista statunitense ha curato parte della sua formazione anche all’istituto di Arte di Urbino ed all’Accademia delle Belle Arti di Firenze ed ha avuto modo di approfondire la figura di Piero della Francesca.
Sulla scia di questo substrato esistenziale ed artistico Paula Metallo ha tessuto un biroccio in seta sintetica, il biroccio del matrimonio, trasformando la pesantezza del carro nella leggerezza del viaggio della nubenda verso la dimora dello sposo attraverso un sapiente utilizzo del tessuto che rende l’immagine del lieve velo dipinto. Integra questo lavoro anche il giogo dei buoi, indice di una minuziosa attenzione ai dettagli. Essenziale in questo lavoro è anche il rapporto con la luce, che filtra mirabilmente attraverso questa opera in un gioco di trasparenze, di ombre, di chiaroscuri.

Un ulteriore aspetto qualificante del lavoro artistico di Paula Metallo è rappresentato dal ciclo di opere dal titolo “Waiting for the next one – Aspettando il prossimo”, recentemente esposto a Gibellina, in un territorio caratterizzato da strati geologici fossili che testimoniano la presenza di cambiamenti avvenuti in un lungo lasso temporale. La tematica sviluppata in questo ciclo di opere è segno di attenzione verso la comunità del centro Italia sconvolta dal tragico evento del terremoto. L’artista statunitense ha accostato delle immagini rielaborate da scene di film molto conosciute, accostandole dittici o trittici ideali ad altre opere che rappresentano eventi sismici, movimenti tellurici, sedimenti, onde sismiche, tsunami. Le tecniche del collage e dell’acrilico su tela rendono in maniera pregevole questa tensione ermeneutica suscitando nello spettatore profondi interrogativi.

La parola catastrofe indica l’esperienza di un mutamento repentino e disastroso dello stato delle cose. I terremoti ci mostrano il volto autentico della catastrofe come esperienza dell’essere in balia di una forza immane, caotica e, benché oggi scientificamente spiegata nelle sue cause, ancora imprevedibile e, quindi, in ultima analisi casuale. Così la catastrofe, oltre le risposte della scienza, spalanca la vertigine dell’inizio e della fine, mette alla prova la nostra capacità di sopportare la domanda se ci sia un senso e un ordine del tutto. Ecco allora che il pensiero, di fronte alla catastrofe, ritrova quel sentimento perturbante di stupore attonito (thàuma), misto di meraviglia e di terrore, che gli antichi ponevano all’origine stessa della filosofia.

Sebbene oggi ci sia una maggiore consapevolezza circa le cause degli eventi sismici, tuttavia l’artista denuncia un atteggiamento poco maturo della collettività che non è in grado di avere un corretto approccio a fenomeni naturali drammatici che sono forieri di gravi tragedie umane. Paula Metallo chiede allo spettatore di mettersi in contemplazione di queste immagini, interiorizzare eventi molto dolorosi che hanno segnato la memoria di territori feriti, come quello dell’interno delle Marche, ma al tempo stesso invita tutti a prevenire in maniera responsabile analoghi fenomeni sismici che anche in futuro sconvolgeranno le vite degli uomini.