Le neuroscienze all’origine delle scienze umane

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L’unica cosa importante sono le mie proprietà, quelle che mi permettono di essere chi sono, ed esse emergono dall’ordine degli atomi: non sono gli atomi in se stessi a essere importanti.

Anton Zelinger

Il comportamento e le attività umane cosiddette “superiori” devono oggi essere lette alla luce delle eredità filogenetiche, in particolare del sistema nervoso centrale, come ha recentemente evidenziato la tecnica della risonanza magnetica funzionale.

In questo saggio si avanza la tesi di un “isomorfismo funzionale interdipendente” tra il cervello (hardware) e modalità del pensiero (software), anche in accordo a diverse congetture di grandi pensatori del pasimg116sato, attualmente confermate dalla risonanza magnetica.

Ma per rendersi conto del fondamentale concetto della “semplessità” (complessità della ridondanza modulare grazie a cui le operazioni delle entità biologiche risultano protette e semplificate), bisogna partire da circa tre o quattro miliardi di anni fa, quando delle reazioni tra alcuni oggetti fisici della natura (atomi e molecole), produssero membrane di gel, che si chiusero formando piccole sfere, con un interno separato da un esterno. Si costituirono così direttamente dalla materia (abiogenesi) oggetti biologici relativamente semplici, all’interno dei quali vi sono sistemi in cui avvengono reazioni. Presi come unità, tali oggetti sono essi stessi sistemi di tipo aperto (scambiano energia e materia con l’esterno), e dotati di relazioni, che orientano un fenomeno chiamato tropismo. Il tropismo, o affinità per una certa sostanza, per esempio alimentare, comporta la chemiotassi con la quale organismi mono, o pluricellulari si avvicinano (più agevolmente se dotati di pseudopodi o flagelli) ai substrati o ai microrganismi di cui si cibano, o fuggono da pericoli.

La materia, quindi, possiede proprietà che costituiscono informazione, che gli oggetti biologici riconoscono e utilizzano grazie alla “vicarianza” (polivalenza funzionale, come la facoltà di percepire e raccogliere materia di uno stesso organo). Ma anche gli oggetti biologici, a loro volta, espongono proprietà chimiche, e sono in grado, contrariamente alla materia, di emettere informazione in seguito ad attività finalizzata a loro vantaggio, attività chiamata comunicazione.

La complessità pertanto aumentò (vantaggiosamente) passando dalla semplice formazione sferica della cellula a una struttura dotata di flagelli; e, ancor più, molto più tardi, quando dalla struttura lineare del rettile e del suo sistema nervoso, la deriva genetica portò all’acquisizione di veri e propri organi anatomici, che estesero molto significativamente le facoltà recettive e meccaniche, con la conseguente necessità di aggomitolare dentro una testa il troppo lungo cilindro nervoso ormai necessario a un controllo articolato.

E così via fino allo sviluppo del cervello dell’uomo dotato dei lobi frontali e prefrontali, e di sofisticati livelli di attività, oggi individuabili coi termini: sensazioni, emozioni, percezioni, memoria, sensibilità, coscienza, pensiero, volontà, linguaggio, razionalità, intùito, immaginazione, creatività.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le emozioni umane sono neurologicamente molto ben connesse con la facoltà di elaborazione razionale, e non devono certo essere esclusivamente spontanee e immediate per essere sincere e nobili, anzi.

E, altrettanto, le facoltà ragionative e l’apprendimento mnemonico sono tanto più efficaci quanto più si avvalgono di facoltà emozionali, elaborate da centri nervosi originati in epoca arcaica, che l’uomo condivide con gli altri animali, come dimostrano le strutture dell’archipallio e del paleopallio.

Negli animali che non possiedono la neocorteccia e i lobi frontali e prefrontali, tali connessioni non possono esserci. Le loro emozioni sono pertanto inserite solo nel percorso “basso”, ovvero nel breve collegamento tra amigdala e tronco encefalico, per le risposte istintive (collegamento presente anche nell’uomo, ma con il compito di attivarsi in modo esclusivo solo in condizioni di emergenza).

Condizioni di emergenza che si protraggano in modo anomalo, alterano però (in certi casi anche irreversibilmente, procurando danni a terminazioni nervose dendritiche) i delicati equilibri neuroormonali, che controllano il collegamento tra amigdala (la centralina delle emozioni) e i lobi frontali e prefrontali, lasciando aperta unicamente la “via bassa” che permette solo i comportamenti istintivi, i quali, essendo prevedibili, facilitano la manipolazione dei comportamenti umani.

img117Al contrario, condizioni di vita in cui vi siano adeguati stimoli di diversa natura, alternati a momenti di “vuoto”, favoriscono il “percorso alto” di cui la specie umana dispone (grazie alle abbondanti connessioni corteccia prefrontale-amigdala-ippocampo-talamo), producendo elevati livelli di consapevolezza, autocontrollo, efficacia comunicativa, lucidità intellettiva, accordo e collaborazione sociale, creatività e benessere psicofisico.

La conoscenza dei fenomeni che hanno luogo nel nostro cervello è indispensabile per interpretare lucidamente quanto avviene dentro al sé, e per adeguatamente leggere il contesto esterno, al fine di mantenersi liberi anche nella complessità contemporanea.

Oggi la secolare antinomia che definisce l’identità umana nella sua impossibilità di conciliare ultimativamente pensiero e materia, passa attraverso il confronto dell’ordine interno ai sistemi biologici dissipativi (Prigogine), inseriti nel contesto termodinamico del mondo fisico in cui l’entropia è invece in continuo aumento.

Se la matematica frattale di Mandelbrot ha individuato un codice ritmico comune al mondo fisico e a quello biologico, fino alla psiche, la possibilità intrinseca al suo stesso rimando all’infinito, e lo iato ancora aperto tra ricerca scientifica e filosofica costituiscono il principio di libertà umana. Libertà da esprimere nell’irrinunciabile necessità dell’agire, orientata mediante la speculazione filosofica, la sperimentazione artistica e letteraria, e la scienza, a inquisire i rapporti tra le infinite modalità che sia possibile riconoscere tra mondi “interni” ed “esterni”.